“Siamo stati minacciati, ho tutelato mia moglie”. Così il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso (FdI), ha giustificato l’episodio di martedì mattina, quando la sua scorta ha seguito la moglie e il figlio di sette anni fino all’imbarco per il volo per Olbia all’aeroporto di Fiumicino, facendoli passare davanti agli altri passeggeri in fila durante la procedura di consegna dei bagagli. Gli uomini a protezione dell’esponente del governo, «seguivano me, non mia moglie. Rivendico la scelta di aver voluto accompagnarla con mio figlio fino all’imbarco per l’aereo», anche perché, rivela ancora Urso, «nell’ottobre 2023 è arrivato al Mimit un messaggio minatorio: una busta contenente due proiettili con minacce riferibili anche a mia moglie», nelle quali sarebbe emersa anche una conoscenza diretta delle abitudini di Olga Sokhnenko.
Le polemiche erano nate dopo il video pubblicato su Instagram dall’attore Luca Zingaretti, fra i passeggeri scavalcati dalla scorta di Urso. Ora si viene a sapere che quelle minacce ricevute il 27 ottobre di due anni fa e denunciate subito dopo al Reparto operativo del comando provinciale di Roma dei carabinieri, sono «conseguenti alla decisione che Urso aveva assunto di inibire un investimento russo esercitando il “golden power”. La moglie è originaria di Lugansk, nell’omonima repubblica popolare separatista del Donbass ucraino, controllata da Mosca, e la sua famiglia si trova lì, ha specificato Urso.